Il fumo, una cattiva alimentazione, la mancanza di attività fisica o un indice di massa corporea elevato sono fattori di rischio ormai noti per le malattie cardiache.
Ma che dire dell’alterazione dei ritmi biologici del nostro corpo?

Il Journal of American Medical Association ha pubblicato recentemente uno studio effettuato da un’equipe del Brigham and Women Hospital di Boston su di un gruppo di infermiere che anni avevano lavorato su turni di notte a rotazione per 10 anni. Su queste infermiere, anche in quelle che non avevano pressione alta, diabete o colesterolo alto, il rischio di sviluppare una malattia coronarica si è dimostrato maggiore del 15% rispetto a quello delle colleghe che avevano lavorato solo di giorno.

Gli autori dello studio ritengono che quest’aumento di rischio sia dovuto all’interruzione dei ritmi biologici.
A sostegno di questa tesi, i ricercatori dello Sleep Research Centre dell’Università del Surrey avevano dimostrato come tutte le situazioni in cui si altera il ritmo sonno-veglia creano forti disordini in quella parte del DNA programmata per attivarsi-disattivarsi in precise ore del giorno, che regola il nostro ritmo biologico e di conseguenza il nostro stato di salute.

I ricercatori di Boston hanno esaminato i dati rapporti sullo stato di salute delle infermiere, una banca dati che viene aggiornata dal 1976 e in cui oltre 300 mila infermiere compilano una relazione sulla salute e sulle lor abitudini di vita.
La loro ricerca ha confermato ancora una volta che l’attività notturna è collegata a malattie metaboliche, al diabete, a disturbi del sonno e ad alcuni tipi di tumore.

Il dato confortante è che una volta ristabiliti i giusti ritmi l’equilibrio si ristabilisce e cessano anche gli effetti negativi.
Questi dati ci portano a riflettere ancora una volta su quanto non solo l’alimentazione ma il nostro stile di vita in genere possa influire sulla nostra salute!