A fronte di dimostrazioni che non possono essere ignorate, anche la medicina ufficiale si è finalmente riappropriata del concetto di prevenzione e cura attraverso gli stili di vita.
Nei Paesi Occidentali si pratica una buona prevenzione secondaria, cioè quelle iniziative che permettono la diagnosi precoce di alcune malattie. Ormai da decenni infatti sono state impostate campagne nazionali per l’esecuzione di test di screening nella donna (Pap Test, mammografia, Hemo Cult) e nell’uomo (Hemo Cult) che hanno determinato importanti risultati.
Non si è ancora affermata invece la cultura della prevenzione primaria, quella che permette di prevenire una buona parte delle “malattie del benessere”.
Per cui non è raro incontrare sulla propria strada medici a digiuno dei principi basilari di un’alimentazione sana, che non conoscono le correlazioni fra sintomi vaghi e condizione metabolica-ormonale, o poco informati sulle profonde relazioni fra stress, esercizio fisico e benessere.
Questo anche perché i corsi universitari di medicina non contemplano a sufficienza lo studio di queste correlazioni e non prevedano un approccio specifico al tema della prevenzione primaria.
Reputo importante fare un cenno al problema dell’educazione ad un sano stile di vita nei bambini e nei giovani.
E’ vero che modificare al meglio lo stile di vita, anche nella mezza età, permette comunque di raggiungere un maggiore benessere ma riuscire a coinvolgere nel cambiamento i nostri giovani sarebbe un obiettivo ancora più importante, per loro stessi e per la società.
E’ bene ricordare che le recenti scoperte della medicina attribuiscono grande importanza, nel determinare la salute dell’adulto futuro, anche all’alimentazione ed al benessere psicologico della donna in gravidanza e che allatta.
Particolare cura dovrebbe essere riservata all’alimentazione durante lo svezzamento e nei primi anni di vita. Ma anche in questo campo la cultura medica ufficiale mostra numerose lacune ed è poco aggiornata.
Al di là dei programmi pubblici di educazione sanitaria, dovremmo trovare il modo di modificare comportamenti scorretti per giungere ad una consapevolezza di quello che è meglio per sé.
Una strategia personalizzata, che tenga conto delle peculiarità della persona, che si basi su notizie certe e verificate e poggi su una forte motivazione, è l’approccio al cambiamento che ha maggiori possibilità di successo.